Noa e Mira Awad sul palco del 75° Festival di Sanremo invitate da Carlo Conti. Insieme per mandare un messaggio di pace sulle note di "Imagine" di John Lennon.
“Era importante avere Mira con me - commenta Noa, per la quinta volta all’Ariston -. Ho collaborato con tanti artisti e artiste palestinesi, ma nessuno è importante come lei. La nostra amicizia dura da 25 anni”.
“Mi ha invitato Noa. Come sempre sono la scettica, lei quella ottimista - aggiunge Mira -. Tuttavia ogni volta che collaboriamo, nonostante l’inferno che sta vivendo la nostra regione, vogliamo essere la voce della pace, e passare questo messaggio di unità. Per noi era importante essere sul palco insieme. Non pensiamo che una canzone possa salvare il mondo e guarire le ferite, le persone possono farlo. La musica può essere un veicolo, può umanizzare le persone”.
Nel maggio 2009 Noa aveva rappresentato Israele, sempre in coppia con Mira Awad, alla 54ª edizione dell'Eurovision Song Contest in programma a Mosca. “Abbiamo rappresentato lo stato di Israele. Mai prima di allora una rappresentante di Israele e della Palestina lo avevano fatto. Come allora canteremo in arabo, palestinese e inglese”.
“I miei figli devono servire nell’esercito - racconta Noa - spero il più piccolo non andrà. In Israele siamo obbligati. È giusto difendere il nostro Paese, ma secondo me dovremmo lavorare per la pace senza coinvolgere l’esercito. Mia figlia è ancora nell’esercito, sta bene, ma non lo auguro a nessuno. Vorrei non fosse necessario usare la violenza di nessun tipo ed è l’obiettivo cui ho dedicato la mia vita”.
“Io e Noa siamo grandi amiche, ma c’è questa situazione complessa. Per me a volte è difficile pensare che i suoi figli debbano andare in guerra. Quando vedo quello che succede a Gaza e l’idea di questa soluzione dei grandi leader mondiali di smistare milioni di palestinesi nel mondo come se fossero del bestiame è inaccettabile. Credo che tutti ebrei, israeliani, arabi, palestinesi dovremmo vivere insieme, in qualunque soluzione, basta che smettiamo di ucciderci a vicenda” aggiunge Mira.
E su Trump e l’intervento degli Usa a Gaza, Noa commenta: “È disturbante. Perché Trump non porta i due milioni di palestinesi che vuole trasferire in Florida visto che c’è tanto spazio? Ovviamente sono ironica. La risposta deve arrivare dai palestinesi e dagli israeliani con l’aiuto della comunità internazionale. Non succederà dalla sera alla mattina, ma il processo deve iniziare, con la fine della guerra. Dobbiamo lasciare che le nostre comunità abbiano il tempo di guarire. Si può fare, sarà difficile, ma qual è l’alternativa? Vedere un nuovo conflitto sanguinario? Ci sono altre vie da percorrere”.
Infine, il sogno di una residenza per tutti gli artisti: “Mi piacerebbe realizzare una casa di produzione per artisti palestinesi e israeliani, perché abbiano il tempo di conoscersi e conoscere altri artisti. Speriamo di creare questa residenza d’artisti entra l’estate 2025” conclude Mira.